| Commenti a Tra Oriente e Occidente: alla ricerca di un senso | |||||||||||||||||
|
Nel suo libro, Cinto Busquet ha avuto il coraggio di mettere in primo piano un "io" senza schermi, di far entrare il lettore, prendendolo per mano come un amico intimo, in un'esperienza di vita e di spirito raccontata senza veli, quasi senza pudore (sul grande modello delle Confessioni). Ho trovato questo uso della prima persona, in dialogo diretto col lettore, molto coraggioso, nonostante tutto (cioè nonostante il fatto che l'esperienza spirituale in fin dei conti depotenzia proprio l'io...). Infatti, c'è differenza tra esperienza spirituale in sé, e il suo racconto, la sua cronaca, rivolta ad altri, a un pubblico. Il merito del libro è proprio quello di aver rinunciato fin dall'inizio al falso scrupolo della ritrosia, e di aver messo fin dall'inizio "i piedi nel piatto", a chiare lettere, come a dire: "Questo sono io, cioè la mia storia, che può essere una delle tante, e tuttavia è unica, e può valere solo in quanto unica...", e dunque l'"egoticità" si ribalta automaticamente in SINGOLARITÀ, ovvero nella sola cosa degna di interesse nelle vicende umane.
Ho letto con molto piacere il libro di Cinto Busquet Tra Oriente e Occidente.
Questo libro esprime il cammino di un uomo, un uomo che la vita porta a trovarsi a contatto con altre realtà e decide di fare nostra la sua esperienza nei diversi luoghi, culture, religioni e persone che incontra.
Quando ho personalmente incontrato Cinto ho realizzato finalmente un sogno: giungere in Oriente. Beh, può sembrare eccessivo, pensando che lui è un catalano e che io non sono mai stato in Giappone. Ma la sensazione è questa e di più. Cinto non si è affrettato a parlarmi dei luoghi e delle sue conoscenze, come avrebbe fatto qualunque occidentale inebriato dall'esotico soggiorno prolungato. Pensate: abbiamo cominciato a parlare... della scrittura! Poche battute, in verità, mi hanno fatto comprendere che entrare in quel mondo per me fascinoso non era questione di annullamento delle distanze esteriori ma interiori. Prossimo alla pubblicazione anche in italiano, ho avuto la gioia di leggere in anteprima il suo libro. L'ho letto, come avrete capito, subito, avvinto dalla curiosità; tuttavia, sin dalle prime pagine Cinto richiede un altro tipo di lettura fatta di partecipazione, rispetto, ascolto, libertà liberata, semplicità di cuore, un freno deciso ai pregiudizi, insomma: ti invita a camminare lungo i viali della sua memoria per renderti partecipe dei suoi vissuti, rimescolati e continuamente rigenerati come fa il fondale marino durante le mareggiate. Nel loro genere, pochi libri hanno prodotto in me questa percezione: un colloquio profondo con un giovane uomo che tenta con tutte le forze di allargare i suoi orizzonti sul mondo che è sempre al-di-là-di-te, in "mezzo-a-noi" ma anche dentro-di-te. Il Giappone è solo uno di questi, quello più singolare, ma ci si accorge subito che in queste pagine ce ne sono tanti quante sono le persone che Cinto ha incontrato. Un macrocosmo, quello orientale, che vive di un'energia tutta spirituale e che è racchiusa in piccoli frammenti di vita vera, quella che ci racconta Cinto, anche se sofferta alle volte. Che sorpresa scoprire che ci sono anch'io. Sì, mi sono ritrovato in un dialogo che movendo le leve della mia libertà senza forzarle mi ha sospinto a ripensare o almeno a confrontarmi in modo vivo, fresco, all'altezza dei tempi. Cinto vuole solo trascorrere in modo autentico, senza filtri, un po' di tempo con te, osservare e riflettere ad alta voce di tutto ciò che è umano, lo stesso umano che è nel fondo di ogni anima a qualunque latitudine si trovi e nel quale ha fatto irruzione l'Infinito, l'Eterno. A questo Cinto punta, senza fretta. Alla fine non senti di aver ascoltato o letto soltanto un libricino stralciato magari da un diario, senti invece di aver "vissuto" qualcosa.
Penso che questo libro potrà molto aiutare persone che, in qualche modo e forse con non troppa profondità, già hanno un minimo di conoscenza e di esperienza di fede. Apprezzo molto lo stile semplice e comunicativo, che riesce a veicolare contenuti di spessore senza troppi giri di parole e senza inutili complicazioni, grazie alla forma data a quei contenuti: la condivisione di esperienze di vita.
|