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La teologia cristiana, per parlare di Dio oggi agli uomini e alle donne del XXI secolo in modo incisivo e convincente, non può fare a meno di confrontarsi seriamente con l'immenso bagaglio di pensiero e di spiritualità che le grandi tradizioni religiose dell'umanità hanno tramandato lungo i secoli. Tra queste, il buddhismo, mi confidava il compianto Padre Cardinale Henri de Lubac, rappresenta probabilmente la sfida più grande. Religione millenaria che ha forgiato culturalmente i popoli dell'Estremo Oriente, il buddhismo esercita attualmente un considerevole fascino nell'Occidente secolarizzato, proprio nel suo proporsi, senza parlare esplicitamente di Dio, come una via di liberazione esistenziale e di integrazione interiore. Il Dharma - "la Legge Universale" - oppure il Buddha - "l'Illuminato" - si costituiscono come gli archetipi su cui si pensa e attraverso i quali ci si rapporta con la Realtà Ultima. È stato definito da alcuni, mi ricordo, addirittura, quando preparavo il mio Dizionario delle religioni (riedizione Mondadori 2008), come una "religione atea"; certamente, in modo improprio, giacché la via del Buddha non nega la Divinità ma, rifacendosi non ad una rivelazione dall'Alto ma ad un'esperienza di risveglio dell'uomo, ciò che si propone essenzialmente è di aiutarlo ad affrontare la propria esistenza in modo corretto. Nell'attuale momento storico che viviamo all'alba del terzo millennio, in cui culture e religioni si incontrano e interagiscono a livello planetario, è più che mai necessario cercare di comprendere le categorie di pensiero altrui per riuscire a condividere i rispettivi patrimoni di sapienza e a testimoniare rispettosamente la propria fede, superando diffidenze e fraintendimenti dannosi.
Il presente saggio di Cinto Busquet si offre come un valido contributo in questa direzione. Attraverso l'esperienza ed il pensiero di Nikkyo Niwano (1906-1999), figura assai rappresentativa del buddhismo giapponese contemporaneo, l'autore introduce progressivamente nella complessa e articolata visione buddhista della Realtà, e suggerisce al lettore occidentale di matrice cristiana interessanti piste di riflessione. Nikkyo Niwano, fondatore dell'associazione laica buddhista giapponese Rissho Kosei-kai e uno dei principali promotori della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace - piattaforma interreligiosa con cui la Chiesa cattolica collabora sin dai suoi primi passi nel 1970 -, può essere considerato uno degli interlocutori buddhisti più significativi ed attivi con il mondo cristiano negli ultimi decenni del XX secolo. Il suo impegno in campo interreligioso, come lui stesso ha lasciato scritto, ricevette un impulso decisivo dall'incontro personale che ebbe con Paolo VI - me ne ricordo, essendo allora suo giovane collaboratore francese nella sua Segreteria di Stato - nel settembre del 1965 in Vaticano, all'indomani dell'apertura dell'ultima sessione del Concilio. L'accoglienza calorosa e l'apprezzamento del Papa nei confronti della sua persona, sciolsero in Niwano ogni prevenzione e consolidarono il suo desiderio di lavorare per la pace e la comprensione tra i popoli attraverso il dialogo e la collaborazione tra fedeli di ogni credo religioso.
La scelta di Niwano da parte di Cinto Busquet come oggetto di ricerca e di riflessione non è a caso. Nei diciassette anni che ha trascorso in Giappone, ha avuto modo di conoscerlo di persona ed apprezzarne la profondità spirituale, ma soprattutto di collaborare in molteplici occasioni con membri dell'associazione fondata da Nikkyo Niwano. Il Movimento dei Focolari, del quale il nostro Autore è membro, infatti, da alcuni decenni mantiene un saldo rapporto di amicizia con la Rissho Kosei-kai. Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, e Nikkyo Niwano, sin dal loro primo incontro nel 1979, avvertirono tra loro una provvidenziale sintonia di cuore e di intenti e, decisamente, coinvolsero le rispettive associazioni in un proficuo rapporto che si è man mano configurato come un promettente laboratorio di dialogo tra buddhisti e cristiani, impegnati a vivere nella quotidianità e nel contesto odierno secondo gli insegnamenti della propria fede. Compassione buddhista e amore cristiano messi in pratica hanno condotto gli uni e gli altri a riconoscersi vicendevolmente fratelli, legati intimamente dal Mistero che avvolge e vivifica tutti. Insieme in cammino verso la Verità alla quale tutti aneliamo.
Ma è possibile "incontrarsi" veramente? Incontrarsi nell'Amore - come il titolo di questo libro recita - pur partendo da "verità" diverse? Accogliersi nella Verità che tutti abbraccia? Sono di luce, a questo riguardo, le parole che Benedetto XVI ha rivolto il 14 settembre 2008 nel suo memorabile incontro - al quale ho avuto la gioia di partecipare - con i vescovi francesi radunati a Lourdes: «L'obiettivo dei dialoghi ecumenico e interreligioso, differenti naturalmente nella loro natura e nelle finalità rispettive, è la ricerca e l'approfondimento della Verità. Si tratta di un compito nobile e obbligatorio per ogni uomo di fede, perché Cristo stesso è la Verità. (…) Non v'è che la Verità che permetta di vivere autenticamente il duplice comandamento dell'amore che ci ha lasciato il nostro Salvatore (…). Sono convinto che convenga cominciare con l'ascolto, per poi passare alla discussione teologica ed arrivare infine alla testimonianza e all'annuncio della fede stessa (…). La società globalizzata, pluriculturale e plurireligiosa nella quale viviamo, è un'opportunità che il Signore ci offre di proclamare la Verità e di esercitare l'Amore, nell'intento di raggiungere ogni essere umano senza distinzione, anche al di là dei limiti della Chiesa visibile».
Amore e Verità, quindi, si richiamano a vicenda. Il dialogo vissuto nell'amore e per amore non può non sfociare in un'accoglienza maggiore della Verità da ambedue le parti. La radicale apertura alla Verità conduce necessariamente ad una maggior comunione nell'Amore. Questa sarebbe in sintesi la conclusione alla quale Busquet arriva dopo aver presentato l'approccio buddhista di Nikkyo Niwano alla Verità come orizzonte nel quale tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero confluire. Secondo Niwano, la Verità è unica, ma la Verità di per sé non può essere posseduta esclusivamente da nessuno. Niwano è convinto che, nella misura in cui indicano una via verso la Verità, le religioni - seppur attraverso itinerari apparentemente molto diversi - dovrebbero avvicinare gli uomini alla stessa Realtà Ultima e, di conseguenza, condurli ad incontrarsi profondamente tra di loro.
Cinto Busquet si mette in umile ascolto di Nikkyo Niwano e invita anche noi ad ascoltarlo. Non per questo rinuncia alla sua chiara identità cristiana e cattolica. Anzi, è proprio il suo amore appassionato per Cristo, sperimentato intimamente come «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), ciò che lo spinge ad interessarsi alle altre religioni e a riconoscere in esse, in qualche modo, già operante il Suo Spirito. Infatti, come ci ricorda il Concilio Vaticano II, «Cristo è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale» (Gaudium et Spes 22).
Paul card. Poupard
(Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura
e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso)
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